Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 



mercoledì 20 marzo 2013

Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia Wed, 20 Mar 2013 21:33:08 +0000 it hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.2.1 Governo, Napolitano cerca il “nulla osta” dei 5 Stelle. E Grasso prende quota http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/governo-napolitano-cerca-nulla-osta-dei-5-stelle-e-grasso-prende-quota/537039/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/governo-napolitano-cerca-nulla-osta-dei-5-stelle-e-grasso-prende-quota/537039/#comments Wed, 20 Mar 2013 21:04:11 +0000 Cosimo Rossi http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=537039 Una «figura istituzionale», come il neopresidente del senato Piero Grasso, oppure «un’altra e alta personalità indipendente» che goda, se non della fiducia, quantomeno del nulla osta del Movimento 5 stelle. Potrebbe infine diventare qu ]]> Giorgio Napolitano, che oggi ha iniziato le consultazioni, per affidarle un «incarico esplorativo», o persino «pieno», al fine di formare il governo. Un governo, dunque, non solo a trazione Pd, ma con una sempre maggiore influenza politica da parte del M5S.

Si tratta dell’ipotesi «più peregrina» all’avviso della maggioranza della classe politica, Pd in primis, ma in quanto tale tutt’altro che da escludere. Se non altro in quanto l’altra formula da cui risulti una maggioranza parlamentare, le larghe intese con il Pdl propugnate dai centristi e anche dalla Lega, viene esclusa «a priori» dal Pd, che non vuole«compromettersi» col centrodestra né pagarne il dazio fatale nelle urne.

Sebbene il barometro politico e dei bookmaker sia fisso sull’incarico a Pierluigi Bersani, il maltempo che imperversa sui palazzi capitolini della politica dice che i numeri per un governo del segretario del Pd sono «quantomeno risicati». Certo «il Pd non cambia linea – va ripetendo Bersani – Andrà alle consultazioni con la proposta votata dalla direzione»: cioè quella di un incarico al segretario per un governo che ottenga via libera dal M5S, potendo contare sul viatico di leghisti e montiani, escludendo al tempo stesso qualsiasi convergenza col centrodestra.

Se su questa prospettiva i numeri potrebbero esserci, ma nemmeno nel gruppo Pd del senato sono del tutto persuasi, la maggioranza politica invece no. Al che né Bersani né sopratutto Napolitano potrebbero essere dell’avviso di insistere su questa strada. Lo stesso staff del segretario Pd in queste ore ha ammesso «la possibilità» che Bersani preferisca soprassedere rispetto al rischio di fallire. Al che dipenderà da cosa diranno le forze politiche nelle consultazione e anche da cosa chiederà loro il capo dello stato.

Il M5S ha detto chiaro che non sosterrà né un governo Bersani né di un altro esponente Pd. I più ritengono che i grillini non offriranno il visto a nessun governo comunque sia. Tuttavia il capo dello stato potrebbe chiedere loro uno o più nomi che possano godere se non altro di un nulla osta al senato (tecnicamente l’astensione è un voto contrario e anche per non partecipare al voto occorrerebbe che una parte dei senatori rimanesse in aula per garantire il numero legale): un nome che incontrerebbe la fiducia del Pd. D’altronde, il pressing in favore della nascita di un governo è destinato a crescere non solo per volontà di Napolitano: poi saliranno la pressione dei mercati e dello spread. Mentre sul piano parlamentare ormai quasi solo il Pdl è propenso al rivoto subito: già centristi e Carroccio vogliono in tutti i modi evitare un ritorno alle urne da cui uscirebbero malconci, anche il Pd è pressato dai sondaggi che lo danno in calo a vantaggio del M5S, allo stesso Grillo non conviene affrontare una campagna dove risulti il principale impuntato di nuove elezioni, i renziani e le altre componenti Pd hanno «bisogno di tempo» per riallinearsi al via.

Sono due, in particolare, i nomi che si fanno: quello del presidente del senato Piero Grasso e quello del costituzionalista Stefano Rodotà. Soprattutto il primo, però, ottempererebbe al meglio a tutte le esigenze. Grasso è una figura istituzionale gradita al Pd che ha già ottenuto un viatico dell’aula del senato da una parte del M5S. Al capo dello stato premerebbe soprattutto poter avere parola in merito al ministro dell’economia: il particolare la sua preferenza andrebbe a Fabrizio Saccomanni, direttore generale e numero due di Bankitalia. Per il resto Napolitano darebbe incarico a Grasso di formare un esecutivo il più autorevole e indipendente possibile, per il quale sono già circolati numerosi nomi.

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Corriere, il sindacato: “Banche e soci si assumano le loro responsabilità” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/rcs-fnsi-crisi-dellazienda-non-si-risolve-tagliando-posti-di-lavoro/537013/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/rcs-fnsi-crisi-dellazienda-non-si-risolve-tagliando-posti-di-lavoro/537013/#comments Wed, 20 Mar 2013 21:00:10 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=537013 “Lo sciopero di due giorni dei giornalisti del Corriere della Sera è un atto di protest ]]> inevitabile che segna la gravità di una crisi dell’azienda editrice che ha radici lontane e cause ben evidenziate dal Comitato di redazione nella denuncia di gestioni sbagliate, ma che proprio per questo non può essere risolta con il taglio di quasi un terzo dei posti di lavoro”. Lo afferma in una nota la Giunta esecutiva dell’Fnsi, il sindacato dei giornalisti, che “è solidale e sostiene la protesta e l’azione dei colleghi del Corriere della Sera, come di tutti i colleghi di Rcs Mediagroup verso i quali è esteso un preannunciato piano di tagli, e dismissioni o chiusure di testate nell’area dei periodici con il coinvolgimento di oltre cento giornalisti su 250″.

Non solo. “La comunicazione irrituale di una riduzione dell’organico di ben 110 giornalisti su un totale di 355 del Corriere della Sera è un fatto tutt’altro che irrilevante e sembra frutto di un meccanismo perverso – continua il comunicato – nel quale banche chiamate a sostenere la tenuta dell’azienda e i suoi progetti e soci chiamati a ricapitalizzare stanno dispiegando energie che meriterebbero ben altre assunzioni di responsabilità, soprattutto quando si chiedono sacrifici ai lavoratori e ai giornalisti, i quali non sono fungibili con nessuna tecnologia. Sono invece le mani intelligenti indispensabili per assicurare autorevolezza, identità e valore al Corriere come a qualsiasi giornale”.

La Giunta esecutiva è “consapevole della crisi del settore industriale dei media, che richiede di essere affrontato in una prospettiva di visione della democrazia e dello sviluppo del Paese, dal quale non può mancare una politica indirizzata verso una prospettiva di ripresa e di welfare attivo per un lavoro professionale qualificato. Ma la vicenda del Corriere della Sera e di tutta Rcs, per la parte che attiene alle responsabilità aziendali e alle relazioni sindacali, deve essere a sua volta trattata con la massima cura del bene rappresentato dal Corriere e dalle testate della Rcs Mediagroup, che ne fanno un gruppo primario dell’editoria italiana”.

L’attesa ora è per il consiglio di amministrazione della società del 22 marzo dove, però, non saranno prese tutte le scelte attese per rilancio, fabbisogno del piano e bilancio. Sul tema si è soffermato oggi il presidente della Fiat, John Elkann, terzo azionista della società. Escludendo uno scioglimento del patto di sindacato che ha in mano il controllo del gruppo, chiesto martedì da Diego Della Valle che sostiene l’ingresso di nuovi soci e capitali freschi, Elkann sostiene che senza un piano i soci non possono valutare l’aumento di capitale indispensabile per la sopravvivenza della società, anche se il calcoli degli analisti da mesi stimano un fabbisogno compreso tra i 400 e gli 800 milioni di euro. Somme che però gli azionisti faticano a mettere insieme, motivo per cui continuano a prendere tempo.

“Il cda Rcs del 27 marzo esaminerà e approverà il piano in tutta la parte che riguarda gli aspetti finanziari – ha spiegato Elkann – e questo darà la possibilità a tutti gli azionisti di esprimersi sulla loro adesione all’aumento di capitale. Oggi non abbiamo gli elementi per poter decidere”. “Io parlo di cose serie”, si è limitato poi a rispondere alla proposta di Della Valle di sciogliere anticipatamente il patto in scadenza tra un anno. “Il patto scade nel 2014, il tema non è assolutamente all’ordine del giorno”. Si vedrà poi che accadrà in autunno, visto che a metà settembre vanno date eventuali disdette.

Sull’aumento di capitale e i malumori di alcuni soci, comunque, sembra che siano in piena attività le diplomazie per convincere il più possibile il variegato azionariato di Rcs a far la propria parte in una situazione che è anche frutto delle scelte passate, oltre che della pesante crisi del mercato editoriale. Mediobanca, Fiat e Intesa Sanpaolo in particolare, all’interno del patto, sarebbero i soggetti più impegnati a fare un gesto di responsabilità per la società e a cercare di mettere tutti d’accordo. “In un momento difficile per il mondo dell’editoria, compreso per Rcs – ha detto del resto Elkann – è importante da parte degli azionisti avere senso di responsabilità e stare vicino alla società”. Intanto il comitato di redazione del Corriere della Sera ha rivolto un appello ai “protagonisti dell’informazione e della cultura (molti dei quali collaboratori del Corriere) a intervenire in difesa dell’identità del giornale”.

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Iraq, dieci anni fa l’operazione Freedom. Da Saddam alle armi chimiche mai trovate http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/iraq-dieci-anni-fa-loperazione-freedom-da-saddam-alle-armi-chimiche-mai-trovate/537036/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/iraq-dieci-anni-fa-loperazione-freedom-da-saddam-alle-armi-chimiche-mai-trovate/537036/#comments Wed, 20 Mar 2013 20:49:43 +0000 Christian Elia http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=537036 La guerra in Iraq, dopo dieci anni, è finita. Anche se le 50 vittime in una serie di attentati a Baghdad ricordano a tutti come la violenza è sempre al centro di una situazione politica instabile. Questa è l’eredità di una storia che inizia nella notte tra ]]> Saddam Hussein. Proprio lui era l’obi ]]> Golfo Persico s’illumina di colpo delle traiettorie di circa quaranta missili Tomahawk lanciati contro obiettivi strategici nella capitale irachena.

Inizia l’operazione Iraqi Freedom, che costerà la vita ad almeno 150mila iracheni (tra civili, insorti, poliziotti e militari), 4500 militari Usa e centinaia di cittadini di altre nazionalità, secondo i calcoli del sito indipendente IraqBodyCount e il rapporto della ricercatrice Neta Crawford della Boston University. L’ultimo carro armato Usa ha lasciato l’Iraq il 18 dicembre 2011.

Il Pentagono ha stanziato quasi 770 miliardi di dollari dal 2003 per le operazioni militari in Iraq, che hanno comportato il dispiegamento in Iraq di 170mila soldati statunitensi dislocati in oltre 500 basi militari. Secondo Linda Blimes, docente di Harvard, vanno aggiunti a questi costi quelli che graveranno sui contribuenti Usa fino al 2055 per pensioni e sussidi ai veterani di Guerra, che la ricercatrice stima tra i 346 e i 469 miliardi di dollari. Quello che segue è un elenco di persone, luoghi e nomi che per un lungo periodo sono diventati familiari sui mezzi di informazione e che oggi sembrano dimenticati.

Abu Ghraib. Carcere situato a circa 30 chilometri da Baghdad. Durante il regime di Saddam, era la sede operativa della Direzione Generale della Sicurezza irachena. Si calcola che solo nel 1984 siano stati oltre 4mila i detenuti politici reclusi e giustiziati nella struttura. Dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, il carcere passa sotto la gestione dell’esercito Usa. Nel 2004, la trasmissione televisiva statunitense 60minutes pubblica una serie di foto che i carcerieri americani scattavano mentre torturavano i prigionieri iracheni. Le pose oscene a cui erano sottoposti i reclusi ispirarono il grande artista Botero in una serie di quadri di denuncia. Secondo un report della Croce Rossa Internazionale, le autorità Usa erano a conoscenza degli orrori di Abu Ghraib almeno dal 2003. Nel processo agli aguzzini, la condanna più pesante è quella ricevuta dal riservista Charles Graner condannato a 10 anni di carcere. A gennaio 2013, sono stati erogati risarcimenti per 5 milioni di dollari a 71 detenuti da parte dell’azienda Engility Holdings, che gestiva il carcere per conto dell’esercito Usa. Il carcere, chiuso nel 2006, viene ristrutturato e riapre il 21 febbraio 2009 con il nome di Baghdad Central Prison. Può ospitare fino a 14mila detenuti.

Calipari. Il 4 marzo 2005 una Toyota Corolla metallizzata sfreccia lungo la cosiddetta Route Irish, la strada che porta dal centro di Baghdad all’aeroporto della città. Un posto di blocco dell’esercito Usa apre il fuoco. A sparare è il mitragliere Mario Lozano. Nell’auto si trova la giornalista italiana Giuliana Sgrena, inviata del manifesto, rapita il 4 febbraio 2005 nella zona dell’Università della capitale irachena da un commando armato. Con lei due agenti dei servizi segreti italiani: Andrea Carpani (al volante) e Nicola Calipari, seduto dietro con la Sgrena. Calipari perde la vita, mentre la Sgrena e Carpani restano feriti. Per la morte di Calipari nessuno ha pagato e la Corte di Cassazione italiana, nel 2008, ha rigettato la competenza della magistratura italiana sulla vicenda.

Falluja. Cittadina irachena a maggioranza sunnita nel governatorato di al-Anbar. I vertici militari del contingente Usa in Iraq ritenevano la città roccaforte degli insorti sunniti che, dall’agosto 2003, combattevano l’occupazione statunitense. Il 31 marzo 2004, quattro operatori dell’agenzia privata BlackWater, che operavano come contractors in Iraq, vengono uccisi e trascinati dalla folla per strada a Falluja. La reazione dei militari statunitensi è pesante. Il 5 aprile 2004 viene lanciata l’operazione militare Vigilant Resolve: fino al 1 maggio la città è posta sotto assedio e teatro di scontri violenti. Le truppe Usa avevano lanciato l’appello ai 300mila abitanti, tramite megafoni e volantini, ad abbandonare la città, ma le colonne di profughi non riuscirono a lasciare la città. Durante I bombardamenti, che precedettero i combattimenti casa per casa, venne utilizzato fosforo bianco, come dimostrato da una serie di inchieste giornalistiche dell’epoca. Alla fine delle operazioni furono almeno 2mila le vittime e, secondo uno studio il 15 percento dei bambini della città nascono con gravi malformazioni.

Moqtada al-Sadr. Erede di una dinastia di leader religiosi sciiti, dopo un esilio volontario di quattro anni in Iran, l’ayatollah sciita radicale ha fatto ritorno a Najaf, nell’Iraq meridionale, il 5 gennaio 2011. Divenne una delle figure chiave dell’insorgenza anti Usa prima e della lotta interconfessionale tra sunniti e sciiti in Iraq dopo. Le sue milizie armate, chiamate Esercito del Mahdi, hanno seminato il terrore tra gli oppositori, portando la città di Najaf, nel 2004, a sollevarsi contro l’occupazione Usa. I tank statunitensi strinsero d’assedio la città santa per gli sciiti, dando vita a sanguinosi combattimenti con i miliziani di Moqtada. Il giornalista italiano Enzo Baldoni tentava di raggiungere proprio Najaf quando venne sequestrato e ucciso ad agosto del 2004. Oggi Moqtada ha – sulla carta – smilitarizzato i suoi seguaci e, dopo l’abbandono della vita parlamentare, si dedica a opere benefiche nell’Iraq meridionale, ormai saldamente nelle mani degli sciiti.

Nassirya. Capoluogo della regione irachena di Dhi Qar, viene scelta come base logistica dal contingente italiano (missione Antica Babilonia) che partecipa alla missione in Iraq. Il 12 novembre 2003, un camion carico di tritolo guidato da due attentatori suicidi si lancia a tutta velocità contro la base Maestrale. La guardia all’ingresso apre il fuoco, riuscendo a fermare il camion nei pressi del cancello di entrata, ma l’esplosione è devastante: perdono la vita 28 persone, tra militari e carabinieri italiani, oltre a nove civili iracheni e due civili italiani. Due differenti inchieste hanno portato a risultati divergenti: per i carabinieri non ci sono state omissioni nelle procedure di sicurezza, per l’esercito sarebbe stato possibile rendere più sicura la base. Otto iracheni, tra cui il reo confesso Omar al-Kurdi, sono stati condannati per l’attacco.

Saddam Hussein. Nel 1968, con un colpo di Stato, il partito Ba’ath prende il potere in Iraq. Tra i golpisti c’è anche Saddam Hussein, che conquisterà il potere assoluto nel 1979, governando senza scrupoli fino al 2003. Nel 1980, sostenuto dagli Usa, attacca l’Iran in un conflitto che costerà la vita a due milioni di persone. Saddam, ritenendo la minoranza curda irachena fiancheggiatrice dell’Iran, ordina l’operazione Anfal per punire i curdi. L’operazione più sanguinosa è quella che colpisce la cittadina di Halabja, il 16 marzo 1988, nella quale vengono usate armi chimiche che provocano la morte di almeno 5mila persone. Nel 1990, avendo rotto i rapporti con Washington, attacca il Kuwait, scatenando la reazione degli Stati Uniti e di altre decine di stati che reagiscono attaccando l’Iraq. Saddam non viene deposto e si vendica degli sciiti del sud che avevano risposto all’appello Usa insorgendo contro il rais ma venendo poi abbandonati al loro destino. Nel 2003, Saddam viene ritenuto una minaccia alla pace per le presunte armi di distruzione di massa in suo possesso. Quelle armi non saranno mai trovate. Saddam, dopo l’attacco Usa del 2003, si nasconde nella sua regione di origine e viene catturato il 14 dicembre 2003. Dopo un processo davanti a un tribunale speciale, viene condannato a morte. La sentenza viene eseguita il 30 dicembre 2006 alle sei del mattino tramite impiccagione. E’ sepolto a Tikrit, sua città natale.

]]> http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/iraq-dieci-anni-fa-loperazione-freedom-da-saddam-alle-armi-chimiche-mai-trovate/537036/feed/ 0 Manganelli, grande investigatore antimafia a cui dobbiamo molto http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/manganelli-grande-investigatore-antimafia-a-cui-dobbiamo-molto/537037/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/manganelli-grande-investigatore-antimafia-a-cui-dobbiamo-molto/537037/#comments Wed, 20 Mar 2013 20:34:40 +0000 Sandro Ruotolo http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=537037 Tanti ricordi affiorano in queste ore. Sono stato amico di Antonio Manganelli, il capo della polizia morto oggi a Roma. L’ho conosciuto tanti e tanti anni fa. Quando non c’era la rete e quando, con Samarcanda, cominciammo a raccontare le mafie. Era uno dei migliori investigatori del nostro Paese. Era un poliziotto. Una persona per bene, al servizio delle Istituzioni. Non è retorica. Era un uomo libero, semplice, colto.

Oggi sul mio profilo Facebook ho scritto: “Ciao caro Antonio. Uomo delle Istituzioni. Amico mio”. E in tanti, sulla rete, hanno scritto commenti offensivi nei suoi e nei miei confronti. Gli si imputano le peggiori nefandezze e perché allora Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, si dice “profondamente dispiaciuta” per la scomparsa del capo della polizia? E perché la mamma di Federico ha sentito il bisogno di ricordare il fatto che il capo della polizia le scrisse una lettera in cui le chiedeva perdono per quello che avevano fatto a suo figlio degli sciagurati agenti di polizia?

Anche per il G8 di Genova Antonio Manganelli chiese scusa. Lui, in quei giorni terribili di Genova, non era in servizio. Sono testimone che in quel tragico luglio del 2001 era in vacanza con la sua bella famiglia nell’isola dell’Elba. Ero andato a trovarlo per un paio di giorni, proprio nel giorno in cui perse la vita Carlo Giuliani ucciso da un carabiniere. Ricordo che la mattina dopo fu chiamato a Roma, al Viminale, dal capo della Polizia dell’epoca, Gianni De Gennaro. Ma subito dopo tornò in ferie.

Certo, i ricordi personali resteranno in me ma da cronista ho sentito il bisogno di scrivere queste poche righe per testimoniare il valore di un grande investigatore antimafia a cui tutti dobbiamo molto. Ciao caro Antonio, ti sia lieve la terra.

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La catena dei guai giudiziari dei politici francesi non distingue destra da sinistra http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/catena-dei-guai-giudiziari-dei-politici-francesi-non-distingue-destra-da-sinistra/536997/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/catena-dei-guai-giudiziari-dei-politici-francesi-non-distingue-destra-da-sinistra/536997/#comments Wed, 20 Mar 2013 20:30:47 +0000 Leonardo Martinelli http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536997 Oggi la destra. Ieri la sinistra. E’ proprio così: oggi a Parigi le perquisizioni a casa di Christine Lagarde, ex ministro di ]]> , per la brutta storia dei risarcimenti milionari a Bernard Tapie, spina nel fianco dell’attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale. E il giorno prima le dimissioni del socialista Jérome Cahuzac, ormai ex ministro del Bilancio, travolto dalle accuse di evasione fiscale verso comodi paradisi off-shore. Gli “affaires”, come si chiamano da queste parti, non guardano in faccia nessuno in Francia.

Durante la campagna elettorale di François Hollande, la sinistra aveva puntato molto sull’argomento: con noi finirà l’epoca dei raggiri, dei soldi facili, degli amici degli amici. A dire il vero, non è che i socialisti fossero stati esenti in precedenza dagli scandali. All’epoca della Tangentopoli francese, oltre dieci anni fa, l’allora giudice d’assalto Eva Joly se la prese in particolare con Roland Dumas, già ministro degli Esteri, esponente del Ps, un tempo vicinissimo a François Mitterrand. Senza dimenticare lo scandalo Dominique Strauss-Kahn, l’ex direttore generale dell’Fmi, destinato a candidarsi per i socialisti alle presidenziali francesi. E stoppato nella corsa dalla nota vicenda del Sofitel, la violenza sessuale perpetrata nei confronti di un’inserviente dell’albergo di New York nel maggio 2011. Si dirà: non ci sono tangenti di mezzo. Ma in seguito è stato coinvolto anche dall’affaire Carlton, altro hotel, quello di Lilla. Il procedimento è ancora in corso e riguarda un giro di prostituzione al quale partecipava Dsk con uomini del business a caccia di appalti pubblici. Sesso e soldi, una trama già vista.

Al momento delle presidenziali, però, Hollande prese le distanze da Strauss-Khan. E il leader socialista ha vinto anche grazie a una supposta “volontà di pulizia” dopo l’era Sarkozy, l’uomo legato ai poteri forti, prima di tutto quelli dell’economia. L’affaire che più ne ha segnato l’immagine in maniera negativa è stato quello Bettencourt. Stiamo parlando di Liliane Bettencourt, la donna più ricca di Francia, proprietaria del colosso dei cosmetici L’Oréal. Per anni l’anziana signora sarebbe stata oggetto di “circonvenzione d’incapace” da parte del suo entourage per strappare finanziamenti a vantaggio di Sarkozy, suo conoscente da tanti anni, e per il suo partito. Un’istruttoria è ancora in corso, da parte della Procura di Bordeaux (alla quale l’inchiesta è stata trasferita da Nanterre: una storia complessa e interminabile). Ma, comunque vada (sembra che almeno Sarkozy riuscirà a scampare il processo, anche se non alcuni dei suoi collaboratori), l’opinione pubblica francese è stata segnata da intercettazioni, apparse nei media, che indicano come per anni la miliardaria sia stata ostaggio di personaggi a più livelli legati all’ex Presidente.

Lo abbiamo visto, Hollande ha fatto della lotta alla corruzione uno dei suoi cavalli di battaglia. Ma ancora una volta, con lo scandalo Cahuzac, i socialisti, a loro volta, si ritrovano in mezzo agli affaires. Fino a ieri influente ministro del Bilancio, l’uomo politico (ma anche chirurgo plastico, che con i trapianti di capelli, la sua specialità, realizzati nella propria clinica privata, ha fatto fortuna, grazie ai clienti dell’alta società parigina) è accusato di aver detenuto un conto bancario in Svizzera, dove avrebbe spostato parte dei suoi capitali, per evitare di pagare tasse elevate al proprio Paese, almeno fino al 2010, quando questi soldi sarebbero stati trasferiti, ancora per la stessa ragione, verso un paradiso fiscale più sicuro, Singapore. Il fascicolo giudiziario è stato appena aperto dalla Procura parigina. E Cahuzac ha sempre sostenuto di essere innocente, di non avere mai aperto conti bancari all’estero. E di voler dimettersi “per meglio difendersi”. Ma i primi elementi dell’inchiesta, venuti fuori nei media, intercettazioni comprese, sono a suo carico a dir poco imbarazzanti.

Non sono trascorse neanche 24 ore da quelle dimissioni che (della serie: un colpo al cerchio, uno alla botte) riaffiora una vecchia storia (assai imbarazzante) per Christine Lagarde, stavolta espressione del fronte politico conservatore. L’attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale era responsabile del dicastero del Bilancio nel 2007, messa lì proprio da Sarkozy. E fu lei ad affidare la soluzione alla vertenza Tapie-Adidas a un tribunale arbitrario invece che alla giustizia ordinaria. Di cosa si trattava? Bernard Tapie, raider e attore, prima vicino ai socialisti e poi diventato consigliere di Sarkozy, rilevò nel 1990 la Adidas, in gravi difficoltà, con i finanziamenti di Crédit Lyonnais, banca pubblica. Che poi, però, lo scaricò, facendo fallire le società di investimento di Tapie. Lui ha fatto una battaglia per essere risarcito. E, appunto, con la decisione della Lagarde di passare la patata bollente alla negoziazione privata (già molto discussa ai tempi e messa in relazione a possibili pressioni di Sarkozy), Tapie ha ottenuto un risarcimento record di 403 miliardi. Al netto delle pendenze con il Fisco, il “pirata Bernard” ha intascato la bellezza di 240 milioni. Oggi, però, nel contesto di un’inchiesta sulla vicenda, la casa della Lagarde è stata a sorpresa perquisita. Tanto per ricordare che il problema degli affaires in Francia è trasversale. Tocca tutti. Un giorno a destra. Un giorno a sinistra.

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Salento, da baia naturale a futuro ‘stabilimento balneare’: tutto sequestrato http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/salento-da-baia-naturale-a-stabilimento-balneare-tutto-sequestrato/537003/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/salento-da-baia-naturale-a-stabilimento-balneare-tutto-sequestrato/537003/#comments Wed, 20 Mar 2013 20:17:16 +0000 Tiziana Colluto http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=537003 S’è leccato a lungo le ferite di uno scempio ambientale più volte denunciato e mai frenato. Ora Porto Miggiano, in provincia di Lecce, si prende una rivincita. Arrivano i sigilli su uno dei luoghi più suggestivi della costa del Salento, a Santa Cesarea Terme, sul simbolo per eccellenza dello scontro tra due modelli di crescita del territorio, quello che sulle due sponde opposte colloca lottizzazioni massicce e cura del paesaggio. Il sequestro penale d’urgenza è stato disposto dalla Procura dopo quelli che, almeno sulla carta, sarebbero dovuti essere solo dei lavori di consolidamento del costone roccioso, indebolito da mareggiate ed erosione galoppante.

I tre milioni di euro di fondi Cipe impiegati, però, sarebbero serviti a preparare il terreno per ben altro. Per altre opere. La portata dell’intervento è tale da lasciarlo ipotizzare. E’ questo il risultato a cui sono giunti i due consulenti tecnici nominati dalla magistratura, Dino Borri e Giuseppe Roberto Tommasicchio, rispettivamente ordinario del Dipartimento di architettura e urbanistica del Politecnico di Bari e titolare della cattedra di idraulica presso la facoltà di ingegneria civile dell’Università del Salento. “Le opere marittime già realizzate – hanno scritto – non sono classificabili come semplici opere di difesa della falesia dall’azione del moto ondoso, in quanto hanno anche l’evidente fine di creare una piattaforma ampia per lo stazionamento di persone e cose nell’ambito di attività balneari”.

Era questo il sospetto che ha mosso, negli ultimi due anni, le proteste degli ambientalisti, riuniti sotto il cartello del “Comitato a difesa di Porto Miggiano”. Nella tarda mattinata di oggi, su quella baia, l’eco dei sit in, dei flash mob, dei megafoni era ancora nell’aria, mentre gli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Lecce picchettavano i cartelli del sequestro e delimitavano l’intera zona.

Il reato ipotizzato dai sostituti procuratori Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro è di lottizzazione abusiva su zona sottoposta a vincolo paesistico e ambientale e di deturpamento di bellezze naturali. Nel registro degli indagati sono stati iscritti Salvatore Bleve, dirigente responsabile dei lavori pubblici del Comune di Santa Cesarea, Daniele Serio, direttore dei lavori incaricato dalla società di progettazione Politecnica scarl, oltre che Maria Grazia Doriana, amministratore unico della C.E.M. spa, ditta esecutrice di Vico Equenze, nel napoletano.

Durissimo il decreto che dispone i sigilli, resosi necessari per evitare la prosecuzione di ulteriori lavori che possano “pregiudicare irreversibilmente lo svolgimento degli accertamenti tecnici in corso”. E’ in quel provvedimento che si dà una prima risposta alla domanda rimasta inevasa per anni: quanto sullo sfaldamento della roccia ha inciso la realizzazione, a monte, proprio a picco sul mare, di resort e piscine, lounge bar e ristoranti? Per la Procura, sulla scorta dei rilievi tecnici, “sin da ora” si può affermare che “gli accentuati fenomeni di dissesto in atto siano dovuti alle rilevanti ed estese trasformazioni urbanistiche effettuate a carico del terrazzo costiero, laddove questo strapiomba sul mare con alte e friabili falesie”. Di più. “L’intervento si inserisce in una serie di interventi che comportano una ‘artificializzazione’ del terrazzo costiero, capace di modificare sensibilmente il regime idrogeologico di superficie e di profondità”. E’ così che, alla fine, i cantieri hanno barattato un sito di importanza, delicato e di bellezza mozzafiato, con un luogo di plastica. Innaturale.

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Usa, troppi talenti e poche ‘visa’? Start up al via in acque internazionali http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/usa-troppi-talenti-e-poche-visa-start-up-al-via-in-acque-internazionali/536687/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/usa-troppi-talenti-e-poche-visa-start-up-al-via-in-acque-internazionali/536687/#comments Wed, 20 Mar 2013 19:34:42 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536687 Burocrazia e visti difficili da ottenere ostacolano la permanenza dei cervelli stranieri negli Stati Uniti. Così le nuove start-up della Silicon Valley nasceranno su una nave. A Washington infatti, considerata la capitale mondiale delle idee, o ]]> Max Marty
e Dario Mutabdzija, hanno pensato di utilizzare una nave da crociera come base per i ricercatori, una sorta di città galleggiante situata a 12 miglia dalla costa, in acque internazionali.

Dunque, niente visto di lavoro, ma solo un visto turistico d’affari, molto più semplice da ottenere. Marty e Mutabdzija sperano di inaugurare il progetto – chiamato Blueseed (nella foto)- nella primavera del 2014, e già 380 aziende da 66 Paesi del mondo hanno fatto domanda per avere un posto sulla nave. L’imbarcazione è in grado di ospitare mille persone più l’equipaggio, e se l’idea andrà in porto, i ricercatori potranno affittare – per il limite massimo di sei mesi o un anno – una cabina condivisa con altre persone per 1.200 dollari al mese, oppure una singola per 1.600. Avranno inoltre a disposizione uno spazio lavorativo comune, palestra, bar, medici a disposizione in caso di necessità, e un servizio di sicurezza privato.

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Il procuratore militare Marco De Paolis sta valutando se trasmettere gli atti alla procura ordinaria di Roma che indaga per il più grave reato di omicidio volontario. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Elisabetta Ceniccola, titolari del fascicolo, hanno disposto una perizia sul computer e sulla macchina fotografica della nave. L’accertamento tecnico si svolgerà il 28 marzo prossimo in contraddittorio tra le parti, ossia alla presenza di esperti in rappresentanza degli indagati.

Attraverso il computer di bordo, sul quale sono registrate le conversazioni tra il comandante dell’equipaggio e l’armatore, nonché le comunicazioni fatte dagli organismi italiani, e la macchina fotografica, sulla quale sono memorizzate le immagini di quello che era ritenuto un attacco di pirati e la successiva reazione dei marò, gli inquirenti intendono ricostruire quanto accaduto, in acque internazionali, al largo dell’India. Una ricostruzione, comunque, parziale, visto che agli atti del fascicolo processuale mancano, tra l’altro, i risultati degli esami autoptici eseguiti sui cadaveri dei due pescatori, le perizie balistiche, le prove di sparo sulle armi di Latorre e Girone e i resoconti dei testimoni indiani. Atti sollecitati in due distinte rogatorie internazionali alle autorità indiane, ma che non hanno finora sortito l’effetto auspicato. Agli atti dei pm Capaldo e Ceniccola ci sono le versioni fornite dai due marinai, (“sparato 7-8 colpi in mare per scoraggiare l’avvicinamento di un’imbarcazione diversa da quella mostrata dalle autorità indiane”). Con la perizia si auspica di ampliare i dati in loro possesso. Ad esempio, dalla macchina fotografica si potranno avere conferme sul tipo di imbarcazione presa di mira da Latorre e da Girone.

A margine dell’attività istruttoria, una fonte di governo ha ribadito le ragioni di diritto in base alle quali l’Italia ha legittimamente deciso di non fare tornare i due militari in India. Se infatti ciò fosse avvenuto, dopo la sentenza della Corte suprema di New Delhi (con particolare riferimento alla decisione di sottoporre i due marò a un Tribunale speciale non ancora costituito), ci sarebbe stata una “chiara violazione” delle nostre norme costituzionali. Nello specifico, degli articoli 25, 26 e 11 della Carta, con particolare riferimento al rispetto del giudice naturale precostituito per legge e al divieto di estradizione dei propri cittadini. Per questo, sottolinea la fonte, non c’è stato alcun “tradimento” dell’affidavit italiano, che subordinava il rientro dei due militari al rispetto della Costituzione.

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Obama in Israele: “Nei confronti dell’Iran tutte le opzioni sono sul tavolo” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/obama-in-israele-nei-confronti-delliran-tutte-opzioni-sono-sul-tavolo/536924/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/obama-in-israele-nei-confronti-delliran-tutte-opzioni-sono-sul-tavolo/536924/#comments Wed, 20 Mar 2013 19:28:25 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536924 “La sicurezza di Israele non è negoziabile”. Barack Obama ribadisce la propria posizione: gli Stati Uniti sono “fieri di essere i migliori alleati di Israele“, che “deve essere in grado di difendersi da solo, di fronte ad ogni minaccia”. Il presidente Usa, per la prima volta in visita in Medio Oriente, ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Nel corso della conferenza stampa, Obama ha affrontato la delicata questione del nucleare iraniano e non ha escluso una possibile azione militare: “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha detto il presidente, ricordando che però c’è ancora tempo per risolvere la questione per via diplomatica.

Una linea, quest’ultima, condivisa dal presidente israeliano Shimon Peres: “Abbiamo fiducia nella politica di Obama di usare prima mezzi non militari chiarendo che le altre opzioni sono sul tavolo”, mentre più decise sono state le parole di Netanyahu: ”La diplomazia e le sanzioni internazionali non hanno fermato gli sforzi dell’Iran di dotarsi di armi nucleari“. Secondo il premier occorre aggiungere una “minaccia credibile” di un’azione militare e ribadire che comunque Israele “ha il diritto di difendersi”. La posizione di Obama, di fatto, è apparsa piuttosto neutra, a conferma di quanto trapelato alla vigilia del suo viaggio in Israele.

Il presidente degli Stati Uniti ha voluto anche rivolgere un pensiero ai palestinesi, che “devono poter sentire di essere anch’essi padroni del loro destino”. Poi ha affrontato la situazione più critica dell’area, quella della Siria. Secondo Obama, il presidente Bashar Al-Assad “ha perso la propria legittimità”, avendo rivolto contro il suo popolo ogni genere di armi, “inclusi missili Scud”. Gli Stati Uniti, ha aggiunto Obama, investigheranno “a fondo” sull’utilizzo di armi chimiche da parte del regime siriano: “Serve un’indagine esatta”, ha detto il presidente, aggiungendo che il loro uso sarebbe “un tragico errore”.

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Roma, feto trovato all’interno di un cestino in un bar del centro http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/roma-feto-trovato-allinterno-di-cestino-in-bar/536953/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/roma-feto-trovato-allinterno-di-cestino-in-bar/536953/#comments Wed, 20 Mar 2013 19:24:15 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536953 Gettato tra liquami e carta sporca nel cestino di un bagno. Il corpicino di un bimbo molto piccolo e senza vita, ancora allo stato di un feto, è stato trovato in un bar del centro di Roma, al Circo Massimo. Dove continua la serie di macabre scop ]]> aborto prematuro
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Il gestore del bar, che ha ritrovato il corpicino un paio d’ore dopo, durante le pulizie, ha subito dato l’allarme ai carabinieri. Nel cestino, avvolto in un fazzoletto e nel sangue, c’era un corpicino di una decina di centimetri, grande come un pugno. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo Roma Centro e la sezione Rilievi, che ora vaglieranno le telecamere in zona e le testimonianze, alla ricerca della madre. Il personale del locale in via del Circo Massimo ha parlato di una giovane donna con l’accento dell’est Europa, che avrebbe chiesto di poter andare in bagno, per poi uscire e andare via in fretta senza consumare nulla. Per il Sindaco Gianni Alemmano è una notizia che “desta orrore. Esistono molteplici possibilità di partorire in anonimato e sicurezza e, per coloro i quali non avessero mezzi o l’intenzione di crescere un figlio, di affidare una vita alle cure e alle attenzioni delle strutture sanitarie e di volontariato. In questi casi – ha concluso Alemanno – un gesto d’amore è dare a una nuova vita la possibilità di vivere”.

Il ritrovamento di mercoledì pomeriggio è solo l’ultimo di una serie di episodi avvenuti negli ultimi tempi nella Capitale, che hanno sconvolto la città. Lo scorso 28 febbraio una romana disoccupata di 25 anni, dopo aver partorito da sola in casa, aveva nascosto il neonato in borsa ed era uscita in strada persino dandosi appuntamento con un’amica per un aperitivo. Poi, colta da un malore, era salita su un autobus ed era andata all’ospedale San Camillo a causa di una emorragia ma, prima di entrare al Pronto Soccorso, aveva gettato il figlio in un cassonetto dell’ospedale. La giovane è stata arrestata per infanticidio. Sempre a Roma il 30 dicembre una aveva gettato il piccolo appena partorito nel water di un fast food. La donna è stata rintracciata e arrestata in Romania proprio un paio di giorni fa. Sempre due giorni fa, a Milano, invece, un feto umano è stato trovato in una cella frigorifera all’interno del dipartimento di biotecnologia dell’università Bicocca.

]]> http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/roma-feto-trovato-allinterno-di-cestino-in-bar/536953/feed/ 0 Cassa depositi e prestiti, utili schizzano a 2,8 miliardi grazie a vendita azioni Eni http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/cassa-depositi-e-prestiti-utili-schizzano-a-28-miliardi-grazie-a-vendita-azioni/536736/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/cassa-depositi-e-prestiti-utili-schizzano-a-28-miliardi-grazie-a-vendita-azioni/536736/#comments Wed, 20 Mar 2013 19:07:13 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536736 Mentre i dati sull’economia del Paese sono tutt’altro che ottimisti, la Cassa depositi e prestiti archivia il 2012 con risultati eccellenti. La società partecipata per il 70 per cento dal ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce i risparmi postali degli italiani, ha registrato utili in crescita del 77 per cento a 2,85 miliardi. Un risultato che è stato possibile grazie anche a un guadagno netto di 485 milioni dalla cessione parziale del pacchetto di azioni Eni in suo possesso. Ma, anche al netto della dismissione del pacchetto Eni, la crescita dei profitti della Cassa sarebbe pari al 50 per cento. L’impennata degli utili è stata favorita sicuramente anche dall’incremento del rendimento degli impieghi superiore al costo della raccolta, che ha portato a un aumento del 51 per cento del margine d’interesse. Ovvero, in altri termini, gli investimenti della Cassa hanno fruttato al meglio.

Per quanto riguarda la dismissione delle azioni Eni, le ragioni della vendita risalgono all’annullamento del 10 per cento di azioni proprie da parte del Cane a sei zampe deliberato a metà luglio. Riducendo il numero di azioni Eni in circolazione, la quota di Cdp e del Tesoro nel colosso energetico è infatti schizzata dal 30,1 a circa il 34 per cento. La Cassa ha quindi messo sul mercato questa eccedenza durante l’estate scorsa, senza fare annunci di collocamento ma vendendo giorno per giorno direttamente sul mercato. La Cassa si è disfata di una fetta delle azioni Eni anche per prendere il controllo della Snam, che non poteva avere come azionista il Cane a sei zampe perché lo aveva stabilito l’Antitrust.

I conti del gruppo svelano inoltre che Cdp può contare su 100 miliardi di crediti a clientela e banche, il 2 per cento in più rispetto al 2011. Al di là dei conti, nel bilancio diffuso dalla Cassa spicca l’impatto della sua attività sull’intera economia italiana. Nel 2011 la Cdp ha mobilitato sotto forma di finanziamenti e investimenti risorse complessive per oltre 22 miliardi di euro, quasi l’1,5 per cento del Pil italiano, segnando un nuovo record e una crescita del 35 per cento rispetto ai 16,5 miliardi di euro impiegati nel 2011. La Cdp ha quindi quasi raggiunto con un anno di anticipo gli obiettivi del piano triennale 2011-2013, che prevedevano l’immissione nell’economia di nuove risorse superiori complessivamente a 40 miliardi di euro. Previsione che, alla luce dei risultati del 2012, è stata rivista a oltre 50 miliardi in tre anni, più del 3 per cento del Pil.

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Genetica, in Gran Bretagna ipotesi creazione bimbi con Dna di tre genitori http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/genetica-gran-bretagna-ipotesi-creazione-bimbi-con-dna-di-tre-persone/536925/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/genetica-gran-bretagna-ipotesi-creazione-bimbi-con-dna-di-tre-persone/536925/#comments Wed, 20 Mar 2013 19:01:35 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536925 La Gran Bretagna potrebbe diventare il primo Paese a consentire la ‘creazione‘ di bambini con il materiale genetico di tre persone. Il governo inglese sta infatti considerando di modificare la legge per consentire questo tipo di tecniche di procreazione assistita alle famiglie a rischio di trasmettere malattie genetiche incurabili, dopo che l’Autorità per la fecondazione umana ed embriologia (Hfea) ha detto che non ci sono prove che non siano sicure. A segnalarlo sono i media inglesi come il quotidiano ” The Guardian” e la Bbc.

L’Hfea ha inoltre sottolineato che i benefici sono superiori ai rischi e che l’opinione pubblica è in maggioranza a favore. Con queste tecniche si evita che la madre trasmetta al figlio malattie molto gravi, come la distrofia muscolare, usando il Dna di tre persone, i genitori e una donna donatrice. La quantità di Dna prelevata dalla donatrice sarebbe molto piccola rispetto a quella dei genitori. Gli scienziati hanno sviluppato due diverse tecniche per evitare che i mitocondri difettosi siano passati al figlio (trasferimento pronucleare e trasferimento del fuso materno) e che permettono di trasferire il materiale genetico dai genitori nell’ovocita donato da una donna sana. Non mancano gli aspetti controversi, non ultimo quello delle modifiche genetiche che l’embrione trasmetterà alle sue future generazioni. Queste tecniche, inoltre, non sono mai state sperimentate sugli esseri umani, ma hanno funzionato sugli animali. Ora i ministri inglesi dovranno decidere se chiedere l’approvazione del Parlamento. L’Hfea ha inoltre suggerito che le donne che donano gli ovuli siano considerate come donatrici di tessuti e che debbano rimanere anonime.

Non sono mancate le critiche e le preoccupazioni bioetiche per il nuovo corso del governo su questa delicata materia. Allarmi legati soprattutto all’ipotesi di creare in laboratorio bambini con il patrimonio genetico di tre persone. L’Hfea per ora non darà una raccomandazione ufficiale al governo, ma comunicherà i risultati della consultazione pubblica e fornirà una consulenza ai ministri su questioni tecniche, come lo status giuridico della donatrice e la regolamentazione del trattamento. Il via libera non richiede, comunque, un nuova legge del Parlamento, ma ha bisogno di un voto positivo delle due Camere.

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Manganelli, il rapporto dimenticato http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/manganelli-il-rapporto-dimenticato/536888/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/manganelli-il-rapporto-dimenticato/536888/#comments Wed, 20 Mar 2013 18:21:45 +0000 Marco Lillo http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536888 Oggi mi piace ricordare Antonio Manganelli con questa immagine del rapporto Criminalpol del 28 marzo 1985 da lui firmato dopo una lunga indagine sugli affari della ]]>

A pagina 48 scriveva: “Si è già fatto cenno ai rapporti tra Rapisarda e Marcello Dell’Utri….si è accennato anche ai provati collegamenti tra il mafioso Vittorio Mangano e il Dell’Utri e alla posizione di quest’ultimo quale uomo di fiducia del noto Silvio Berlusconi”.

manganelli-rapporto

Era il 1985 non era facile scrivere queste cose sul collaboratore del ricchissimo imprenditore Silvio Berlusconi (non indagato) che era un amico intimo di Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio all’apice della sua potenza. Il rapporto metteva nel mirino Filippo Alberto Rapisarda per i suoi rapporti con il clan Cuntrera-Caruana e raccontava anche i rapporti di affari del finanziere siciliano con Marcello Dell’Utri.

Le accuse contenute nell’informativa di Manganelli furono rigettate con una motivazione irridente da un giudice che poi sarà indagato per corruzione proprio con Rapisarda. Successivamente però il rapporto di Antonio Manganelli tornerà utile nell’inchiesta sui rapporti tra la mafia e Marcello Dell’Utri.

A prescindere dagli esiti di quelle indagini, e a prescindere dalle cariche ricoperte da Manganelli anche con i governi Berlusconi, quel rapporto è utile per ricostruire la figura del capo della polizia. Eppure non è mai citato né dai sostenitori né dai detrattori di Manganelli, perché è scomodo per entrambi. Per questo era giusto ripubblicarlo.

 

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Milano: Boeri e Pisapia, fine di un arcobaleno http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/milano-boeri-e-pisapia-fine-di-arcobaleno/536861/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/milano-boeri-e-pisapia-fine-di-arcobaleno/536861/#comments Wed, 20 Mar 2013 18:05:33 +0000 Bruno Contigiani http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536861 In giorni di grande scambio di segnali, tra anello piscatorio d’argento placcato oro e annunci di autoriduzioni di emolumenti, molti di noi hanno ancora negli occhi quel doppio arcobaleno del 27 maggio 2011, in Piazza del Duomo, a Milano, a cantare a squarciagola ‘Tutta mia la città’.

L’abbiamo colto come un buon auspicio, o forse più che altro come la realizzazione di un desiderio che avevamo dentro di noi, dopo che per una volta, la sinistra aveva fatto le cose per bene. Si era confrontata, aveva dibattuto anche aspramente, ma poi si era mobilitata e aveva vinto, battendo non solo la Moratti, ma anche quella voglia di farsi del male che la contraddistingue da sempre. Conosco Stefano Boeri dai tempi del Movimento Studentesco, Giuliano Pisapia un po’ meno. Ho, nel mio piccolo, sostenuto tutti e due nella preparazione delle primarie, anche se pensavo che Pisapia avrebbe avuto più chances di vittoria finale.

Perché credevo nel fortissimo segnale dato da votazioni primarie combattute, trasparenti e leali. E’ andata bene, ma dopo meno di due anni una specie di mosca olearia (malattia dell’ulivo) si è annidata nella coalizione che amministra Milano. Al di là delle immagini più o meno retoriche penso che in città si stia assistendo a una resa dei conti dopo il buco nell’acqua alle elezioni nazionali e la sconfitta alle regionali, dove un nome nuovo come Umberto Ambrosoli, non si è trasformato in un candidato capace di combattere ad armi pari contro una coalizione che schierava uno degli uomini politici più noti in Italia e un gruppo di potere che ha dominato con Formigoni la politica lombarda per quasi vent’anni.

Che tra l’altro allineava tra i simpatizzanti uno dei favoriti alla nomina a Papa. Da Milano sono partite storicamente un sacco di novità per il nostro Paese, alcune buone altre molto meno. L’arancione di Pisapia credevo potesse appartenere alla prima categoria, in grado poi di proliferare in tutta Italia. Chi tra Boeri e Pisapia abbia ragione a questo punto poco interessa, certo è che di giornate con due arcobaleni avanti di questo passo ne vedremo poche, anche se continuo a sperare nel contrario e so che le primavere a volte si annunciano quando e dove meno te lo aspetti, comunque sempre alla fine di un inverno.

 

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Regione Lazio, ecco la giunta Zingaretti: Lidia Ravera assessore alla Cultura http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/regione-lazio-ecco-giunta-zingeretti-lidia-ravera-assessore-alla-cultura/536841/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/regione-lazio-ecco-giunta-zingeretti-lidia-ravera-assessore-alla-cultura/536841/#comments Wed, 20 Mar 2013 18:04:06 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536841 “Avevamo detto che avremmo cambiato tutto. Abbiamo cominciato eleggendo tutti consiglieri nuovi, continuiamo con la scelta degli assessori”. Nicola Zingaretti aveva promesso una svolta radicale e così è stato: i dieci assessori che compongono la Giunta della Regione Lazio sono tutti “esterni” al Consiglio. Il nome più noto è quello di Lidia Ravera, giornalista e scrittrice, che si occuperà di Cultura e Sport. “Sono orgoglioso della Giunta che presentiamo – ha aggiunto Zingaretti – per la qualità delle persone e perché è stata formata esclusivamente sui due principi chiave che vogliamo portare nella Regione: il merito e la competenza”.

L’esecutivo è composto da sei donne e quattro uomini. Come sottolineato con orgoglio dal presidente, si tratta “della Giunta più rosa d’Italia”. A Zingaretti rimangono le deleghe su Europa, Turismo, Economia del mare e Protezione civile. ”Ora ci aspetta un lavoro molto difficile – ha ammesso il presidente -, vista la situazione dell’amministrazione che troviamo e dell’intera Regione. Ma sono sicuro nella capacità delle persone che abbiamo scelto, che insieme alle qualità e competenze dei consiglieri di maggioranza faranno ripartire davvero il Lazio”. “Ai riti della vecchia politica – aggiunge – abbiamo preferito, grazie alla disponibilità di tutti i partiti di maggioranza, una seria ricerca sui curricula puntando su persone esterne al consiglio di provata esperienza nei rispettivi campi. L’alto profilo professionale di tutti nuovi assessori credo ne sia la testimonianza evidente. Un motivo in più di orgoglio è la forte presenza femminile nella Giunta. Voglio sottolineare che non si tratta di una scelta di facciata, ma del risultato dei grandi cambiamenti in atto nella nostra società e del ruolo che, con coraggio e fatica, stanno finalmente conquistando le donne anche nel nostro Paese. Era ora che anche la politica se ne accorgesse”.

Questi i profili degli altri componenti l’esecutivo. Massimiliano Smeriglio, ex assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione nella Giunta Zingaretti e docente presso la facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università di Roma Tre, è vicepresidente e assessore alla Formazione, università, scuola e ricerca. Concettina Ciminiello, assessore alla Semplificazione, trasparenza e pari opportunità, è direttore amministrativo della Scuola superiore dell’economia e delle finanze (Mef). Michele Civita, assessore alle Politiche del territorio, della mobilità e dei rifiuti, è stato prima assessore provinciale ai Trasporti nella Giunta Gasbarra e successivamente assessore all’Ambiente nella Giunta Zingaretti. Guido Fabiani, assessore Attività produttive e Sviluppo economico, è rettore dal ’98 della Università degli studi di Roma Tre e professore ordinario di Politica economica dal 1980. Fabio Refrigeri, assessore alle Infrastrutture, alle politiche abitative e all’ambiente, è stato sindaco di Poggio Mirteto dal 2004 e responsabile, per l’Anci Lazio, delle unioni di Comuni e dell’associazionismo comunale dal 2004 al 2009. Sonia Ricci, assessore all’Agricoltura, caccia e pesca, è dirigente d’azienda e imprenditrice nel settore dell’ agricoltura. Dal 2007 al 2012 è stata consigliere comunale e vicepresidente del consiglio del comune di Sezze (LT). Dal 1994 al 1996 è stata assessore alle attività produttive nello stesso comune. Alessandra Sartore, assessore al Bilancio, patrimonio e demanio, è dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze dal 25 maggio 2001. Lucia Valente, assessore al Lavoro, è professore associato di diritto del lavoro dell’Università di Roma – La Sapienza, presso la quale è anche membro del Comitato pari opportunità e del Comitato etico. Paola Varvazzo, assessore alle Politiche Sociali, è vice prefetto aggiunto e per anni ha incentrato la propria attività all’interno dell’amministrazione pubblica sui temi dei diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero, immigrazione e diritto d’asilo.

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5 Stelle, l’assemblea dei parlamentari rinnova la fiducia ai “dissidenti” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/5-stelle-lassemblea-dei-parlamentari-rinnova-fiducia-ai-dissidenti/536836/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/5-stelle-lassemblea-dei-parlamentari-rinnova-fiducia-ai-dissidenti/536836/#comments Wed, 20 Mar 2013 17:41:28 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536836 Il dietrofront sulle espulsioni dei senatori “dissidenti” lo aveva già annunciato Grillo dal suo blog, dopo avere attaccato gli eletti a Palazzo Madama che si erano schierati per l’elezione di Pietro Grasso. Nel pomeriggio all’assemblea congiunta degli eletti 5 Stelle è stata infatti rinnovata la fiducia ai parlamentari, senza alcuna espulsione. All’ordine del giorno, inoltre, c’era la linea da tenere in vista delle consultazioni al Quirinale, dove giovedì alle 9.30 sono attesi gli esponenti ‘stellati’ capitanati da Beppe Grillo, mentre resta ancora in forse la presenza di Gianroberto Casaleggio. La posizione del Movimento è chiara e in un’intervista rilasciata all’Huffington Post, la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi ha ribadito quanto espresso da Vito Crimi riguardo le consultazioni al Colle: “Chiederemo a Giorgio Napolitano un governo a 5 stelle. Se ci darà l’opportunità di andare a chiedere la fiducia in Parlamento, nel giro di pochi giorni gli presenteremo la nostra squadra per l’esecutivo”.

Il Movimento boccia quindi quasiasi altra ipotesi di esecutivo, inclusa quella istituzionale guidata dal presidente del Senato. “Napolitano ci affidi l’incarico – prosegue Lombardi-: in pochissimi giorni gli presenteremo una squadra di governo ineccepibile”. Secondo la capogruppo alla Camera infatti “non esistono personalità terze ‘pure’, un tecnico non è mai imparziale se sostenuto da alcune forze politiche piuttosto che da altre”. Lombardi è certa inoltre che “non si tornerà al voto a breve”, perché, aggiunge, “tutti sanno che se accadesse, con questa legge elettorale vinceremmo noi”.

L’assemblea è stata chiamata a decidere anche della composizione delle Commissioni parlamentari. “Bisogna decidere come dividerci in base alle singole competenze – spiega un giovane deputato grillino – e occorre farlo in fretta”. Dopo tre ore di riunione, è stato annunciato che non ci sarà nessuna diretta streaming dell’incontro e all’uscita bocche assolutamente cucite. Nessuno svela i contenuti della discussione: ai giornalisti i più negano che si sia parlato dei ‘dissidenti’, anche se altri ammettono che il tema è stato toccato. Il capogruppo al Senato Vito Crimi ha reso noto che non sono previste conferenze stampa o video sulla riunione. “Abbiamo parlato di tante cose”, si è limitato a dire. “Stiamo cercando di darci una linea politica, ma in questi giorni siamo alle prese con il gossip”, ha aggiunto. E c’è chi cita le parole di Beppe Grillo per spiegare l’accaduto ai colleghi: “Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore”.

Anche Paolo Becchi, professore all’Università di Genova molto vicino al M5S, è intervenuto a La Zanzara su Radio24 ribadendo in no alla fiducia a Bersani. In quel caso, ha detto, “me ne vado dal movimento, non mi riconoscerei più”. “Io non credo ai governi tecnici – dice Becchi – dunque il Movimento direbbe no anche un governo istituzionale”. Quanto all’incontro tra Grillo e Napolitano, Becchi spiega che “nell’ultimo periodo Grillo e il Movimento hanno scritto cose pesanti su re Giorgio, ma Beppe lo ha anche lodato per la storia di Steinbrueck quindi credo che il clima sarà disteso”. Trova sbagliato “porre la questione della ineleggibilità di Berlusconi. Dopo vent’anni vai a riscoprire una norma del ’57, mi sembra una cosa capziosa” e conclude dicendo che “l’Italia deve uscire dall’Euro, oppure in alternativa ci vuole un Euro debole per i paesi deboli”.

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Debiti Pubblica amministrazione, Squinzi: “Se lo Stato paga, 250mila posti di lavoro” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/debiti-pa-squinzi-se-stato-paga-250mila-posti-di-lavoro-grilli-noi-siamo-pronti/536693/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/debiti-pa-squinzi-se-stato-paga-250mila-posti-di-lavoro-grilli-noi-siamo-pronti/536693/#comments Wed, 20 Mar 2013 17:26:09 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536693 La liquidazione dei crediti delle imprese da parte della pubblica amministrazione potrebbe portare a un aumento in 5 anni di 2 ]]> e a una crescita del Pil dell’1% per i primi 3 anni, fino ad arrivare al +1,5% nel 2018. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, chiedendo al Governo un provvedimento per il pagamento immediato.

“Questi dati dimostrano – ha dichiarato Squinzi – che l’immissione di liquidità nel sistema delle imprese innescherebbe un circolo virtuoso portatore di posti di lavoro e, quindi, maggiori consumi. Confindustria auspica che il governo in carica provveda tempestivamente ad adottare, già dal prossimo Consiglio dei ministri, tutti i provvedimenti necessari per la liquidazione di quanto spetta alle imprese, così come indicato dalla Commissione europea e chiaramente emerso dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio”.

Squinzi è intervenuto dopo le dichiarazioni del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, al quotidiano della Confindustria. ”Dopo il via libera della Commissione europea non vedo ragioni per non procedere con un provvedimento d’urgenza per sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione – ha affermato Grilli in un’intervista al Sole 24 Ore – il ministero è pronto al decreto”. Certo, aggiunge, “ci sono ancora molti aspetti tecnici da definire. E la decisione sullo strumento da adottare non tocca a me. Ma se è vero che siamo davanti a un’emergenza, e io credo che sia vero, è giusto partire prima possibile. Ci stiamo lavorando con la massima urgenza, poi toccherà a Monti decidere quando spingere il bottone”. Grilli assicura che “da parte del Tesoro non verranno messi inutili ostacoli o complicazioni burocratiche” e i controlli saranno “ex post non ex ante. Nessuno avrà più un alibi”.

E conclude: “Ovviamente servirà anche un consenso ampio del Parlamento, perché un eventuale decreto dovrà comunque essere convertito in legge dal Parlamento. Qui si tratta di cambiare, anche se solo una tantum, i saldi di bilancio. Non è un’operazione banale”. Per i pagamenti sarà possibile intanto “l’allentamento una-tantum del patto di stabilità interno” in modo che “i Comuni che hanno fondi in cassa possano usarli”. Per i debiti legati alla spesa corrente, invece, “andremo sul mercato per poi girare la liquidità alle amministrazioni”, ma “pagheremo alcuni debiti direttamente con titoli di Stato”.

E intanto la Cgia di Mestre ha diffuso uno studio dal quale emerge che nel 2012 un fallimento su tre è stato causato dai ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Secondo il rapporto delle 12.463 imprese italiane che hanno chiuso per fallimento, per poco più di 3.800 (pari al 31% del totale) “la causa principale è da imputare all’impossibilità di incassare, sia da committenti pubblici, sia da committenti privati, le proprie spettanze in tempi ragionevoli”.

La Cgia sottolinea che bisogna inoltre rispettare le disposizioni previste dal decreto che ha recepito la Direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti, entrato in vigore lo scorso primo gennaio. “La mancanza di liquidità che attanaglia le imprese sta facendo crescere il numero degli sfiduciati – ha dichiarato il segretario Giuseppe Bortolussi – che hanno deciso di non ricorrere alle banche. E’ un segnale preoccupante che rischia di indurre molte aziende a rivolgersi a forme illegali di accesso al credito, con il pericolo che ciò dia luogo a un aumento dell’usura e del numero di infiltrazioni malavitose nel nostro sistema economico”.

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Caso Escort, sms tra Sara Tommasi Berlusconi e Balotelli http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/caso-escort-sms-tra-sara-tommasi-berlusconi-e-balotelli/536728/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/caso-escort-sms-tra-sara-tommasi-berlusconi-e-balotelli/536728/#comments Wed, 20 Mar 2013 17:10:55 +0000 Redazione http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536728 Intercettazioni telefoniche e messaggi tra la show girl Sara Tommasi, Paolo e Silvio Berlusconi e il calciatore Mario Balotelli sono contenute nei nuovi atti depositati dalla Procura di Bari nell’ambito dell’udienza prelimina ]]> Le conversazioni e gli sms sono stati intercettati dalla Procura di Napoli nell’ambito di un’altra indagine per sfruttamento della prostituzione a carico di pregiudicati locali. L’informativa della magistratura partenopea è stata depositata dai pm Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia a sostegno della tesi che esisteva un sistema di sfruttamento della prostituzione di cui facevano parte anche le ragazze della “scuderia” di Tarantini. Sara Tommasi, infatti, coinvolta nel procedimento napoletano, risulta parte offesa a Bari. Sarebbe tra le ragazze che partecipavano alle feste nelle residenze estive di Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2009.

Dalle conversazioni emerge anche che alcuni pregiudicati napoletani avrebbero proposto alla show girl di incontrare noti imprenditori. Parlando con Tommasi, i pregiudicati le avrebbero presentato uno degli imprenditori, potenziale cliente, come amico di un cantante napoletano. Tra i nuovi atti depositati in aula, di cui riferiscono alcuni difensori degli imputati, ci sono anche due interrogatori resi da Alessandro Mannarini nel 2009 nell’ambito dell’indagine sui coca-party organizzati insieme con Tarantini a Giovinazzo (Bari). Sull’ammissione di questi ulteriori atti il gup del Tribunale di Bari Ambrogio Marrone si pronuncerà il prossimo 11 aprile. Il calendario delle udienze, fissato per il 18, 24 e 27 aprile, prevede le discussioni di pm, parti civili e difensori che si concluderanno con la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio e con la sentenza per quanti chiederanno il rito abbreviato.

Gli otto imputati, tra cui Gianpaolo e Claudio Tarantini, sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. Oltre ai fratelli Tarantini, la Procura ha chiesto il processo per Sabina Began, la cosiddetta “Ape regina”, per le showgirl Letizia Filippi e Francesca Lana, l’avvocato fasanese Salvatore Castellaneta e per gli amici e soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia. A quattro degli otto imputati è contestato il reato associativo: sono Gianpaolo Tarantini, Castellaneta, Faraone e Verdoscia.

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Romanzi che raccontano i partiti: Il coyote liberò le stelle http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/romanzi-che-raccontano-partiti-coyote-libero-stelle/536730/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/romanzi-che-raccontano-partiti-coyote-libero-stelle/536730/#comments Wed, 20 Mar 2013 17:05:25 +0000 Andrea Pomella http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536730 È degno di attenzione un piccolo fenomeno che sta investendo l’editoria italiana in coincidenza con una fase storica del nostro paese del tutto particolare. Il fenomeno è quello dei romanzi che raccontano i partiti, il loro funzionamento, da una prospettiva interna che sembra voler svelare decenni di riserbi. La fase storica è la fine della seconda repubblica, con l’implosione dei partiti di stampo tradizionale e il dilagare dei movimenti che si oppongono alla politica intesa come pratica di potere e dedizione agli interessi personali.

Così come qualche settimana fa ho parlato de Il cielo è dei potenti, di Alessandra Fiori (edizioni e/o), un potente affresco storico e famigliare che ripercorre le vicende della Democrazia Cristiana dal secondo dopoguerra all’ascesa di Berlusconi, oggi voglio segnalare Il coyote liberò le stelle, opera della giornalista Daniela Brancati, in uscita venerdì 22 marzo per Laurana editore.

Il romanzo è un’immersione senza schermi nei dispositivi che muovono la macchina di un grande partito di sinistra che ricorda molto da vicino il Partito Democratico. Sinistra Unita (l’accorgimento narrativo adoperato dall’autrice dissimula, oltre alla denominazione del partito, anche i nomi dei dirigenti che il lettore, tuttavia, giocando un po’ a scostare la polvere magica del trucco letterario, può agilmente riconoscere) è come tutti i partiti un covo in cui prendono vita rancori, rappresaglie, regolamenti di conti, in cui l’interesse collettivo non è quasi mai la stella polare che guida le scelte, ma a governare è l’ambizione.

In questo contesto si muove la protagonista, Luisa Alunni, funzionaria in odore di nomina a portavoce della segreteria del partito. Nomina che però va incontro alle forche caudine dei veti, delle concorrenze sleali, delle lotte intestine. Del resto la politica, nella pratica, come diceva Henry Adams, “quali che siano le idee che professa, è sempre l’organizzazione sistematica dell’odio”.

Luisa è un personaggio femminile perfettamente in linea coi tempi, una che agli occhi degli altri appare un’insoddisfatta cronica, nonostante sia giovane e già ai vertici del partito, una che dice: “Vorrei poter pensare alla politica come a una grande madre. Invece per me è come mia zia Elvira: mi ha nutrito, cullato, accarezzato, anche sgridato, come una madre. E io l’ho amata molto, ma non sono riuscita a odiarla come un’adolescente odia la madre. Non sono riuscita a entrare in quella profonda intimità, a sentirla veramente mia. Col tempo mi ha dato uno stile di vita e un posto nella società, in cambio di tanta solitudine”.

Ed è sul tentativo di mantenere la purezza che si gioca la grande battaglia di Luisa Alunni; “la gara è fra il coyote e una stella” diceva una vecchia canzone di Lucio Dalla continuamente evocata, non solo nel titolo, in questo romanzo. Restare autentici o abbracciare il cinismo. Una visione manichea della politica che tanto successo riscuote negli ultimi tempi e che sembra destinata a diventare la cifra caratterizzante anche per gli anni a venire.

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M5S, se la diretta è da “Monte Citorio” (con la neve?) http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/m5s-se-diretta-e-da-monte-citorio-con-neve/536570/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/m5s-se-diretta-e-da-monte-citorio-con-neve/536570/#comments Wed, 20 Mar 2013 17:02:21 +0000 Sciltian Gastaldi http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=536570 Siamo in diretta da Monte Citorio sul nostro canale la cosa!” recita il tweet del cittadino neo-parlamentare alla Camera dei Deputati (che si chiama anche Palazzo Montecitorio, non essendo un monte, e qui trovate una spiegazione del suo curioso etimo) per il M5S Roberto Fico. La cittadina semplice S.Q. gli ribatte, pronta: “E com’è il tempo, c’è la neve lassù sulle montagne?” Lo scambio diventa un meme e passa a Facebook. Il cittadino semplice V.A. commenta: “Nemmeno il Trota era così… e ne abbiamo 163… hahahahahaha!” e via, condiviso in modo virale da migliaia di altri cittadini.

Gli italiani sono abituati ad avere una classe parlamentare spesso ridicola. Esponenti di tutti i partiti, dalla estrema destra alla estrema sinistra, ci hanno abituato a ostentazioni di ignoranza crassa relativa a ogni campo. Negli ultimi anni ci hanno pensato programmi di satira tipo Le Iene a evidenziare queste dimostrazioni di tabula rasa da parte dei nostri poco “onorevoli” e spesso anche poco “cittadini”. Dalla scienza alla storia, dalla letteratura alla Costituzione, su cui pure giurano, dall’etica, su cui pure legiferano, al funzionamento delle Camere, in cui pure lavorano. Ora abbiamo anche il deputato che non sa scrivere il nome del palazzo da cui fa il parlamentare, spia del fatto che si è ritrovato a Montecitorio senza nemmeno avere il tempo di aprire la paginetta apposita di Wikipedia.

La gaffe di Roberto Fico, in sé per sé, non danneggia proprio nessuno, se non sé stesso. E non è – nel modo più assoluto – la più grave che abbiamo mai sentito. Scrivere “Monte Citorio” non pregiudica in alcun modo le potenziali qualità e competenze del cittadino e neo-deputato Roberto Fico nel diventare, da oggi stesso, un ottimo legislatore. In questo senso, trovo estremamente condivisibile la riflessione del collega Andrea Scanzi, quando dice: “Troppo facili le ironie sui grillini” e ci ricorda tutti i rimbalzi diretti e indiretti positivi che ha determinato la sola presenza nelle istituzioni dei neo-parlamentari del MoVimento.

Condivido in toto il pensiero di Scanzi, e del resto solo poche settimane fa sono stato fra i primi a proporre Beppe Grillo come un papabile per il Quirinale, dopo il suo exploit alle elezioni (il M5S è il secondo partito alla Camera e al Senato, conteggiando tutti i voti, compresi quelli degli elettori italiani residenti all’estero). Mi si è risposto che Grillo sarebbe un novello Hitler (bum!), che sarebbe la fine della democrazia, la guerra civile e via così. Io non lo penso.

Quindi sono d’accordo con Scanzi, con una postilla che so Andrea condivide a sua volta: nell’epoca di Internet, se chi fa il giornalista cominciasse a nascondere le gaffe commesse dai cittadini delegati a prendere in mano le sorti del Paese, sarebbe un giornalista un po’ fuori epoca. Se però cominciasse a nascondere in modo selettivo questi errori, scegliendo di rendere pubbliche solo le cadute di una parte politica, o di tutto il Parlamento tranne un solo gruppo, sarebbe un giornalista interessato a propagandare un’immagine meno negativa di qualcuno. Operazione del tutto legittima, e l’Italia è piena di queste figure rispettabili. Di solito si chiamano “uffici stampa” e svolgono una funzione complementare a quella del giornalista libero e indipendente.

Da quando scrivo di politica italiana, mi è capitato di pubblicare centinaia di articoli in cui ho ferocemente criticato le scelte politiche dei maggiori partiti al governo e all’opposizione. Quando pubblicavo critiche sarcastiche contro il Pd, l’Idv, Prc, i Radicali, i Socialisti ho trovato iscritti a quei partiti che protestavano – devo dire il più delle volte in modo assolutamente civile – contro il mio punto di vista, percepito in qualche modo come ficcante, visto che viene da una persona che non ha pregiudizi politici verso la sinistra. Ho poi riempito la rete e i giornali di articoli di critica contro il Pdl, Forza Italia, An. Qui mi sono scontrato con gente che nutriva spesso (non sempre) odio verso ciò che scrivevo, e insultava me anziché di controbattere alle mie opinioni.

Adesso è il turno del M5S: sono finalmente arrivati in Parlamento e si sono proposti in un modo molto diverso dagli altri: sostengono chiaramente di essere superiori agli altri parlamentari. Io sono piuttosto sicuro che i deputati e senatori del M5S siano una boccata d’aria fresca per la classe dirigente italica. E sono certo che abbiano per le mani un’occasione storica di riforma del Paese, come mai è capitato a nessun prima. Però se uno che si presenta come migliore poi fa delle cadute peggiori di quelli della vecchia guardia, come minimo io lo faccio presente. Starà poi al popolo sovrano dei lettori farsi ciascuno la propria opinione. Badate: questo mio non è nemmeno “watchdog journalism”. E’ banale onestà intellettuale. Quindi: forza Roberto Fico, si scrive Montecitorio, e uno che ha lavorato come editor in una casa editrice – come dice il suo Cv – dovrebbe proprio saperlo. Si figuri se viene eletto deputato. Ora però articoli un disegno di legge con i controfiocchi e trovi il modo di farla diventare legge dello Stato. E’ in Parlamento per questo.

 

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